Viaggiare… o scappare? Quando viaggiare viene considerato fuga.

Il significato del viaggio: quando il viaggio viene considerato una fuga.

Viaggiare è una fuga?

Viaggiare è una fuga?

Secondo mia madre, fin da quando ho iniziato a pensare in continuazione alle mie partenze, il viaggio è sempre stato un modo per la sottoscritta di combattere l’insoddisfazione per la mia vita.

Un pensiero che a ragionarci bene sopra ha un non so che di tragico

Perché adoro viaggiare, perché mi fa stare bene il solo pensare di preparare i bagagli? Perché mi sento me stessa solo in quei giorni, anche quando sono pochi?

All’inizio, a forza di sentirmelo ripetere, stavo per caderci… e credere che fosse vero: il viaggio come fuga dalla realtà… chi lo sa.. forse il concetto avrebbe funzionato, e soprattutto avrebbe dato ai miei genitori un qualcosa di tangibile per spiegare i comportamenti della loro figlia maggiore.

Un po’ come quando dovevo spiegare cosa studiavo all’università…e visto che il concetto di “esperto della comunicazione” era troppo immateriale, lo traducevo in “studiare per fare la giornalista”… almeno il giornale (naturalmente cartaceo) era qualcosa che loro stessi potevano toccare.

Spiegare perché si decide in alcuni casi di viaggiare per una vita, in altri di dedicarsi al viaggio il più possibile, o il perché alcune persone si sentano bene in volo per qualche landa sconosciuta può risultare complicato, ma forse non lo è.

C’è chi è bravo a fare il meccanico, chi il dottore, chi il genitore… altri invece hanno una propensione naturale ad aprirsi al mondo e a far entrare sensazioni, emozioni e abitudini diverse al suo interno per rielaborarle, gestirle…e qualche volta comunicarle agli altri… un po’ quello che cerco di fare io da quando ho deciso di impegnarmi sul web come travel blogger, ma anche come facevo prima lavorando in agenzia di viaggi, quando il mio obiettivo non era vendere pacchetti, ma far venire agli altri una gran voglia di partire.

Purtroppo pensare che un viaggiatore stia solo scappando dalla vita è una visione piuttosto semplicistica della cosa.

Il viaggiatore sta sperimentando tutto quello che il mondo ha da dare, sta cercando di capire la direzione delle cose, le tante strade che la vita riserva e che il mondo in continuazione produce.

Secondo il mio punto di vista entrare in contatto con il mondo è l’unico modo per aprire gli occhi, e per avere più di un termine di paragone.

Alla fine sono solo questi termini di paragone e queste conoscenze che ci rendono in grado di analizzare quello che è il nostro paese e decidere come costruire la nostra vita.

Sì: studiare, crescere e mettere su famiglia sono ottimi obiettivi, ma la vita è solo questo?

Forse sì, forse siamo nati per riprodurci e vivere in simbiosi in comunità che ci riconoscono come loro membri… ma c’è una sola via per fare questo?

La via per arrivare a creare se stessi è solo quella che la società stabilisce?

O anche chi ha idee meno convenzionali non è strano, ma esprime semplicemente la sua voglia di solcare la sua strada e crearsi il suo mondo  a sua immagine e somiglianza?

Scappo dalle mie responsabilità? No!

Mi sento me stessa quando viaggio? Si!

Questo non significa essere perennemente insoddisfatta, ma solo di non volermi accontentare di percorrere una strada già tracciata secondo schemi convenzionalmente accettati e concordati, ma solo di percorrere anche lo sterrato se questo serve a costruire me stessa ed il mio mondo.

Questo non significa che la cosa sarà più facile, anzi probabilmente non lo è, ma è pur sempre il mio modo di fare!

Forse ho rubato questa pagina ad un articolo più utile, a qualcosa che Google avrebbe giudicato in modo molto più positivo per il posizionamento di una pagina, ma in fondo un blog è anche questo: sì consigli, sì condivisione di esperienze, ma anche condivisione di sensazioni, idee e modi di vedere le cose. Io parlo a chi ama viaggiare e magari chi ama viaggiare ha avuto la mia stessa riflessione il mio stesso modo di vedere questo modo di essere Vagabondo nel mondo, che poi non è un modo univoco, ma un pensiero che viene percorso in tanti modi…partendo una volta al mese…abbandonando tutto e tutti per girare il mondo…. e via dicendo.

L’essere viaggiatori in fin dei conti è un modo di sentirsi a contatto con la realtà tanto ampia che è il mondo e non un modo di viaggiare.

 

“Ogni viaggio rappresenta l’inizio e la meta di storie e avventure che hanno luogo principalmente dentro di noi, in modo che raccontarle è un puro pretesto per potersi divertire, per ritrovare la meravigliosa sensazione della memoria. Di quando all’improvviso cose, luoghi e persone affiorano alla mente rendendo straordinario quel luogo che però possiamo trovare dappertutto.”

(Giles Lapouge)

 

About Agnese.C 317 Articoli
Ex agente di viaggio, lettrice compulsiva di ogni genere letterario (esclusi libri rosa), viaggiatrice seriale con la passione per penna e calamaio. Convertita al mondo 2.0 ho creato Viaggi Zaino in Spalla e ora perseguo il faticoso compito di convertire ai viaggi indipendenti e al fai da te chiunque passi per le mie pagine

1 Commento su Viaggiare… o scappare? Quando viaggiare viene considerato fuga.

  1. Sono d’accordo, penso anche che il viaggio sia un ulteriore insegnamento nella vita, un modo per confrontarsi con realtà improvvise e spesso sconosciute; dietro un viaggio c’è più attenzione a ciò che fai nel quotidiano ed osservi il mondo fisico, le persone, le cose che ti circondano con occhio più attento .

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