La dignità  come bandiera

È solo guardando da fuori che si può capire come funzionano in realtà le cose dentro.

La dignità è la bandiera
Credits: foto Luca Brocchi

Questo Sud America ti prende la testa, la sbatte e la svuota lasciando sensazioni di vertigini.  L’impressione è quella di combattere una dipendenza; ma di quelle viscerali, radicata, cosi profonda da sentirla nelle vene.
Talmente forte è il vuoto che ti mette davanti che ancor più forte è la reazione della mente nella ricerca alle necessità che indietro ti sei lasciato. Ma è proprio quando uno la nota la dipendenza che finalmente ha la possibilità di combatterla no?!

Le abitudini tendono a dare certezze, ma spesso le certezze non sono altro che catene.
Abituati alla nostra solita routine giornaliera ci convinciamo di essere vivi, magari ce lo ripetiamo anche spesso, ma smettiamo di rischiare; di metterci in gioco. Muoviamo un passo solo se qualcuno ci garantisce che saranno sicuri anche i dieci successivi.
La verità è che pur di attaccarci ad assurde garanzie di benessere ci dimentichiamo che è vero che per sopravvivere basta nutrire il corpo, ma che per vivere bisogna dar da mangiare all’anima, e l’anima si nutre di incertezze.

 

[…] E allora chiusi gli occhi e rividi il Danubio, le pianure innevate tra Repubblica Ceca e Slovacchia, quelle steppose dell’Andalucia, l’azzurro dei Caraibi. Sentii il rollio dei tamburi di Gede, i fumi del Marocco, le zuppe malesi, i silenzi baschi, le file di tuk tuk e i passi dei monaci di Bangkok. E prima di riaprirli feci in tempo a vedere il sole rosso colorare l’Oceano Pacifico al tramonto e una Luna argento addormentarsi nella Marina di Singapore.

Ogni attesa in viaggio è una poesia. Le stazioni dei bus sanno di mondo, profumano di vita!

La dignità come bandiera
Credits: foto di Luca Brocchi

Qualche ora appena, poi la meraviglia.

Niente asfalto, niente semafori, niente radio, niente televisione… Niente di solito, eppure tutto! Solo noi, una capanna, un’amaca, il soffio del vento che porta suoni e profumi d’Oceano ed un cartello con scritto:

“SILENCIO POR FAVOR… ESCUCHEMOS EL MAR”

La dignità come bandiera
Credits: foto Luca Brocchi

La sensazione è stata chiara: In quei giorni nell’incanto c’eravamo anche noi.

Per energia, eravamo al centro del mondo!
Ma i periodi più belli dei viaggi sono cosi intensi proprio perché non sono eterni, e col tempo ho imparato che c’è del bello anche nella malinconia di un addio, quando si lascia spazio alla memoria, quando si crea la magia del ricordo.
Ed io, di ricordi, mi ci riempio la vita.

Colori africani, rive più disabitate che la savana keniota, il solito magnifico vento.

Un bacio ed un saluto, come si bacia e si saluta qualsiasi cosa amata: Sottovoce.

GRACIAS! –

Vista la somiglianza delle genti incontrate in questo viaggio nonostante l’aver attraversato nazioni diverse, prima di passare di nuovo il confine mi fermo a guardare la barriera di poliziotti timbra-passaporti e per la prima volta nella mia vita penso:

Che stronzata le dogane oh. Ci vuole l’autorizzazione per poter camminare su una terra… Che poi l’autorizzazione di chi? Chi l’ha deciso che sta terra è tua!?

“Se non esistessero i confini non ci sarebbero stranieri.”

La dignità come bandiera
Credits: Luca Brocchi

Immaginavo di venire ad ascoltare storie di uomini straordinari, combattenti leggendari mai domi in difesa delle libertà della persona, e invece ho avuto la fortuna di incontrare Uomini Normali! Persone che hanno nella vita talmente centrale il concetto di libertà da non conoscere il compromesso. Persone che hanno nella vita talmente centrale il concetto di giustizia da non aver bisogno di controlli. Persone che hanno talmente forte come valore centrale nelle loro vite LA DIGNITÀ da convincermi che l’identificare una rivoluzione nel volto di pochi leader è una follia esclusivamente nostra.

Mi preparo a tornare ancora più convinto, se mai questo fosse possibile, che non abbiamo bisogno ne di mediatori, ne di politici; e che l’unica cosa in grado di governare in giustizia un popolo (qualora si scegliesse che l’utilità dell’uno al governo vada riconosciuta a scapito di una società magari fondata sull’assenza di gerarchie e sull’auto-organizzazione dal basso del popolo attraverso l’accordo e non solo tramite il consenso) è l’identificazione nell’uno del popolo stesso. E un popolo, a parer mio, per onore e dignità, non può che riconoscersi in un rivoluzionario!

HASTA LA LIBERTAD, SIEMPRE! LA DIGNIDAD COMO BANDERA.

 

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