Tra neve e passi lenti.

“[…] e quando tutti i giorni diventano uguali è perché non ci si accorge più delle cose belle che accadono nella vita ogni qual volta il sole attraversa il cielo”
Gate SETTE per non sbagliare.
Ancora seduto a terra, ancora solo e ancora un’ora all’imbarco… ma fa niente, è nelle attese che si incontra il mondo.
Suona il telefono: Mamma. Mi fa sempre effetto sentire le persone a me più strette quando sono in aeroporto ad attendere da solo un volo; mi toglie un po’ la terra da sotto i piedi.
Uno si prepara, trova il coraggio che serve quando si va a fare qualcosa di serio, si fa un piano e poi ti arriva un sms, una cosa che nella materia neanche esiste e tutto il castello sembra crollare. Sono  proprio buffi i meccanismi di difesa della mente.
Grazie a Dio è solo un attimo. Non c’è spazio per i timori; la mia vita è fatta di partenze e di arrivi, di saluti, di sospiri.
Allora leggo:
Benedizione del viaggiatore irlandese di San Patrizio: sia la strada al tuo fianco, il vento sempre alle tue spalle, che il sole spenda caldo sul tuo viso e la pioggia cada dolce sui campi attorno e finché non ci rincontreremo di nuovo possa Dio proteggerti nel palmo della sua mano
Belle le mamme. Sorrido.
In volo una gran dormita, un mio fratello che fa il controllore di volo mi ha fatto addirittura salutare dal comandante ma ovviamente quando è successo io già russavo sul sedile.
Arrivo e altro sms; stavolta un amico. Le sensazioni che lascia il vederli sullo schermo prima di partire e una volta arrivato sono completamente opposte. Timbro il biglietto e mi siedo a pensarci.
La stessa identica cosa cambia di peso a seconda dei momenti in cui si presenta. Quello che prima creava il buio ora carica, da luce… i pericoli più grandi non sono nel mondo, non sono fuori, sono nella nostra mente!
“Dove vai? In CecoSlovacchia? Ma che ci vai a fare.. non ci va nessuno li!”
È proprio questo. Lontano da mete di viaggio dei più, alla ricerca di quel pezzo d’europa rimosso ormai dalle nostre menti. Trovo neve e silenzio, vento e passi lenti. Quieti dell’est.
I walk alone to get the feeling right!
Pensieri sulle vie della Cecoslovacchia
Credits: foto di Luca Brocchi
Mi è diventato indispensabile viaggiare perché l’andare lontano mi ha permesso di prendermi tempo e di guardare alla mia vita in maniera più completa.
Si la foto a colori, ma anche i chiari e gli scuri dei negativi. Tutto andrebbe guardato e valutato come si fa con le foto: il risultato finale, la foto  sviluppata, non può prescindere dal negativo e viceversa. In ognuna c’è una verità, in ognuna c’è un dettaglio che nell’altra all’occhio sfugge, che si nota meno.
 Ecco, secondo me c’è bisogno che ognuno trovi il modo di guardare alla sua vita così. IO VIAGGIO.
Quando si sta a casa si pensa spesso a quello che non abbiamo, a quello che vorremmo, a far sì che in qualche modo quello che crediamo giusto per noi possa un giorno avverarsi; in pratica si vive sempre proiettati verso il futuro. Faccio questo così poi… dico questo così magari… ma quando si è in viaggio no. Quando si è in viaggio si pensa solo a ciò che abbiamo, a ciò che siamo, all’istante esatto che stiamo vivendo.
Mentre penso cammino, cammino molto. Sudo da pazzi nonostante il clima rigido. Scende il buio, mi si rompe anche la bretella della tracolla ma alla fine riesco a trovare l’ostello.
“Mi dispiace, la pensione che aveva scelto è completa, ma può fermarsi qui in hotel. Abbiamo ancora una stanza libera, solo che invece che in dormitorio dovrà stare in una tripla privata; per lei è un problema? Ah, non si preoccupi, il prezzo resta lo stesso che avevamo concordato.”
Doccia calda, lenzuola pulite ed una camera da tre tutta per me? E CHI SI PREOCCUPA!
C’è un gelo porco in questa cavolo di Repubblica Ceca!
Il vento freddo porta in giro foglie e carte, le raffiche di nevischio mi bruciano labbra e guance, mi si fermano nella barba. Mi riparo nel caldo di una scalinata coperta che finisce sotto un portone tanto grande quanto vecchio. Prendo il mio libro, lo guardo. Mi ha accompagnato per migliaia di chilometri per più di 10 nazioni in 4 continenti. L’ho lasciato, poi ripreso e a volte ricominciato… Compagno di viaggio straordinario!
Ora l’ultimo capitolo, a terra, per strada, come piace a noi.
pensieri sulle strade della Cecoslovacchia
Credits: foto di Luca Brocchi
“Il pellegrino,
Il pellegrinaggio e il cammino:
Nient’altro che me
Verso me stesso.”
Alzo gli occhi, il vento è calmo, la neve è ferma. Nella mia testa corre una frase: Repeat after me, I AM FREE!
Il tempo scorre anche nei luoghi in cui tutto sembra immobile. Si riparte.
Bus Station – Rotolando verso la Slovacchia.
Al suono probabilmente il più simpatico della lunga lista di modi in cui per il mondo hanno storpiato il mio nome. Mi fa sorridere e siccome lo ripeto ad alta voce sorridono anche le persone che mi stanno di fianco. BrUcchi!
POSITIVE VIBRATION
Pensieri in viaggio in Cecoslovacchia
Credits: foto di Luca Brocchi
Travolti da questa assurda frenesia viviamo vite a 100 all’ora, cosi indaffarati a guardare il più lontano possibile per cercare di notare un qualcosa prima degli altri sperando di poterne trarre benefici materiali che ci dimentichiamo di quello che abbiamo intorno.
Siamo talmente isolati dal mondo e concentrati su di noi che una volta raggiunto un certo benessere quando scendiamo di casa ci viene più facile provare ribrezzo verso un mendicante che ci “sporca” la strada con la sua presenza che tenerezza e pietà. Respingiamo quasi con rabbia chi ha bisogno di aiuto e ce lo fa notare.
Quello che ho è MIO, me lo sono sudato, tu arrangiati.
E la coscienza?

Non ci si ferma più a guardare un tramonto, ad ascoltare il vento, non ci si perde più negli attimi, negli sguardi. Ci spostiamo solo in macchina, ci facciamo la barba con la macchinetta, mangiamo precotto, ci scaldiamo il Tè al microonde.
Ed il piacere?
Il Tè è buono solo se si sa provare piacere nell’attendere l’acqua che si scalda, nel sentire il suono della teiera che fischia quando finalmente bolle, nello scaldarsi le mani col calore del vapore, nel sentir salire piano il profumo delle erbe nel naso… il gusto del berlo è solo il fine, come l’orgasmo lo è per un rapporto tra amanti. Ma nessuno sogna un amante che meccanicamente salta il “prima” per arrivare direttamente al fine. Si sognano baci, carezze, sguardi, parole e respiri!
E allora perché tendiamo a tirar fuori dalle nostre vite il piacere di farlo tutto il percorso? Perchè se è la completezza che sognamo cerchiamo continuamente scorciatoie per arrivare prima?
Non esistono scorciatoie a niente, tantomeno alla coscienza ed al piacere. Bisogna fare un passo indietro e rallentare.
Niente riempie come il vivere piano; niente è più piacevole delle cose lente. Abituati a scegliere la via larga e dritta per pigrizia, finiamo col dimenticarci che se si vuole trovare la verità bisogna sporcarsi i piedi e camminare tra i sentieri.
Ho letto pochi giorni fa di un anonimo che ricordava che in spagnolo aspettare si dice esperar, perchè in fondo aspettare è anche sperare. Mi è piaciuto da pazzi.
“Fino al giorno in cui Dio si degnerà di svelare all’uomo l’avvenire, tutta la saggezza umana consisterà in queste due parole: attendere e sperare!

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