San Giacomo dal Campo della Stella

Un viaggio tra fede e mare

“Ricordati, il paradiso non si trova ne nello spazio ne nel tempo, poiché lo spazio e il tempo sono privi di senso e di valore. IL PARADISO È.”

San Giacomo dal Campo della Stella. Che bel nome per una città! Che uno creda o no, comunque sa di magia…

Le cose di Dio hanno sempre nomi giusti.

Non riesco a scrivere. Tutto è come inghiottito da un senso di pace e serenità. Non lo capisco cos’è, ma questa quiete sembra completarmi talmente tanto da togliermi parole e ispirazione. Non mi arrivano domande, non cerco risposte. Sto. Così, semplicemente.

È pieno di pellegrini. Non me l’ero mai immaginata una città piena di persone in ricerca. Non una cosa che non abbia il suo senso, non una sensazione che non c’entri col contorno, non un contrasto, non una crepa, come se niente fosse fuori posto. Come se tutto, anche i miei stati d’animo, facciano parte del milione di ingranaggi che compongono un orologio perfetto. Un orologio talmente perfetto da non dover andare avanti, e che pur stando fermo, riesce comunque farti sentire che sei in movimento.

È proprio vero, i passi più importanti non si fanno con i piedi.

Entriamo nella cattedrale. Non sono un religioso, ma come involontariamente infilo le dita nell’acqua santa per poi andare a bagnare la croce che mia madre mi regalò di ritorno da un viaggio a Medjugorje e che da ormai quasi dieci anni porto al collo. Non sono un religioso, ma me la faccio bagnare ogni volta che con lo zaino in spalla sto per fare il primo passo che mi porta verso ogni viaggio: quello che serve per uscire di casa.

Che Dio ti benedica e la Madonna ti accompagni. Me lo dice ogni volta. Poi un abbraccio, un bacio, ancora un abbraccio, stavolta più stretto. Via.

Mi siedo e la penna parte da sola. Era ora!

San Giacomo

Cosa ci cambia… che ci importa se c’è chi l’amore lo chiama Dio e se c’è chi Dio lo chiama amore?

Cosa cambia il nome che si usa per chiamare le cose?

Ti amo. Che Dio ti benedica. Non abbiamo detto la stessa identica cosa?

Perché però questo nome, Dio, porta tanti conflitti?

Perché c’è così tanta gente che sta li a cercare di dimostrare che non esiste?

Io capisco sia centrale per chi ci crede e sceglie di affidarsi a lui pregandolo e ringraziandolo, quello che non capisco è per quale motivo risulti così centrale anche per chi non ci crede.

Perché fatichiamo così tanto ad accettare l’idea che la magia è parte integrante delle nostre vite e che, per quanto ci sforziamo di voler spiegare tutto, probabilmente non potremo mai spiegare niente?

Quello che non siamo in grado di dimostrare tendiamo a pensare che non possa esistere, ma se la vita dipendesse da quello che noi siamo in grado di capire sarebbe già finita da un pezzo.

L’unica cosa che vedo è che, dopo millenni di scoperte, non ci abbiamo capito proprio niente e comincio a credere ci sia un mistero alla base di tutto che faremmo bene ad accettare.

Le cose sono, accadono, non si spiegano… e noi non ci possiamo fare niente.

Non potrebbe essere che a noi sia stato concesso di vedere solo una goccia dell’oceano che è il tutto?

E se così fosse, come potremmo pensare di capire?!

Magari è proprio per questo che continuiamo solo ad intuire. Un raggio di luce, una goccia d’amore, un’intuizione di verità.

Le difficoltà, i dubbi e i timori che uno lungo il cammino incontra, cosa importa se le chiamiamo limiti oppure demoni?

Non bisogna comunque combattere?

Limite è più razionale, demone sa più di magia… ma sono la stessa identica cosa. Comunque entrambi vivono nella mente si vincono allo stesso modo: LOTTANDO!

E allora probabilmente non è cosa sia in senso assoluto vero il centro della questione, ma lo scegliere il mondo che più ci piace e gli occhi con i quali preferiamo guardarlo.

C’è da dirselo: il fascino di un paese dove a guardarsi attorno lo sguardo si perde tra le sagome degli alberi, tra i profili delle colline, dove l’aria è pura e l’acqua dei mari è limpida, è bello.

Finisterra è fresca. L’oceano è sempre magnifico e nuovo. Il vento è libero, davvero, e si sente.

Io non so bene come descriverlo ma, che uno voglia crederci o no, ci sono dei posti che hanno qualcosa in più!

Qui finisce il cammino, qui si credeva finisse il mondo, e questo deve entrarci qualcosa con la fatica infinita che faccio nel cercare di raggiungere il faro che indica la fine della terra. Io sono uno abituato a camminare molto,  ho attraversato deserti e giungle in qualsiasi tipo di condizione, e ora mi resta difficile fare qualche kilometro lungomare. Cos’è che fa pesare così tanto le mie gambe?

Non può essere questa salitella e non può essere ne il sole ne la polvere. Fatico. Troppo. Ho molta fame, moltissima sete. Non è normale.

Arriviamo in fondo, il vento è forte e con se porta via fame, sete e stanchezza. Torniamo giù e questo straripare di energie fatico a capirlo. Cos’è cambiato? Mentre salivo gli ultimi cento metri credevo sarei svenuto se non avessi trovato in fretta qualcosa da mangiare e da bere, mentre ora abbiamo risceso quasi metà della strada e sento di poter camminare all’infinito.

Chiedo agli altri: è stato lo stesso anche per loro. Allora non sono io.

Ne parlo con un ragazzo. Mi spiega: Per noi che siamo cristiani si chiama Dio. Voi probabilmente preferite chiamarla energia. Non cambia niente. Il cammino noi lo intendiamo come tragitto non fisico ma spirituale, e il peso che voi portate dietro non è sulle gambe ma sull’anima. È il peso della vita. Il cammino serve a liberarsene. Chi si immagina cammini fisici, immagina anche di arrivare sfinito alla meta, ma qui si cammina per arrivare a Dio, e a Dio ci si arriva solo quando si è lasciato indietro l’inutile. A Dio, se si arriva, si arriva leggeri.

Ma io non l’ho fatto tutto il cammino, replico… sono arrivato a Compostela in aereo. Non conta, sei un viaggiatore, hai camminato altrove!

 

San Giacomo

 

Il bello della vita è che uno se la sceglie. “Europa entera se hizo peregrinando a Compostela.”

Si torna a Santiago, Per la prima volta prendiamo vino. Ci guardiamo, si brinda… non ce lo diciamo, ma è chiaro! Allo splendore del mondo, alla complicità tra viaggiatori, al tutto. Alla natura, o per chi preferisce a Dio, “l’artista più grande.”

È stato un viaggio strano. Guardo il mare.

Ogni pensiero un ricordo. Ogni ricordo un demone. Come alla fine di un lungo sogno, quando al risveglio continui a sentirtelo sulla pelle passarti irreale tra testa e cuore.

Come alla fine di un lungo incubo. Ancora spaventato. Ogni pensiero un ricordo. Ogni ricordo un demone.

E allora poco importa che lo si chiami ricordo o che lo si chiami demone, sei sempre tu, li, col tuo coraggio. È questo il bello… prima o poi ti svegli. Ricordi o demoni che siano, prima o poi li vinci. E VIVI!

“Dio ha scritto nel mondo il cammino che ciascun uomo deve percorrere. Dovrai soltanto leggere quello che ha scritto per te.”

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