HECHO EN MèXICO!

Il ritorno in Messico per essere di nuovo travolto dalle emozioni: le riflessioni di Luca B.

Viaggio in Messico

“Chi ha respirato la polvere delle strade del Messico, non troverà più pace in nessun altro paese al mondo”.

Come lo racconto un viaggio che va oltre il camminare? Come posso scrivere di un luogo che va oltre la comprensione?

Ci sono posti in questa terra che non rientrano nell’ordinario, che si portano dietro una magia che non è possibile raccontare, di quelle che più ne parli e più ti ci allontani. Che poi una magia non potrebbe definirsi tale se si potesse spiegare e raccontare, no? Ci sono viaggi per capire e viaggi per sentire. Ecco, qui non c’è niente da capire, qui si può solo sentire!

Ogni volta che torno è come ritrovare il primo amore, o per quelli che credono ne possa esistere solo uno, come incontrare di nuovo l’unico, il solo, il senso di tutto. È qui che ho per la prima volta sentito il profumo dei tropici, goduto della forza dei colori; qui mi sono innamorato dell’andare e qui mi sono reso conto di come vagare per il mondo mi facesse sentire a casa. Al primo passo, in un gesto qualsiasi, mi rimbomba nell’anima che ogni mio vagare non è altro, NIENT’ALTRO, che un tornare qui.

Mai in nessun posto ho faticato tanto e mai nessun posto è riuscito ad avvicinare le soddisfazioni che ho raggiunto qui. Sono abituato ai km zaino in spalla, alle notti in stazione e alle giornate intere di viaggio ma qui tutto sembra pesare il doppio. La cosa straordinaria è che il peso di ogni cosa prescinde da me. Il tempo e le cose qui in Messico sembrano aver vita a parte. Non dipendono. Sono.

E allora così. Cominciamo da dove ci eravamo lasciati. Continuiamo, anzi, come se mai ci fossimo allontanati. Io, stessa tuta, stesse scarpe, stesso cuore… TU, sempre lo stesso amore!

Città del Messico è un mostro. Immenso. Indomabile. Città del Messico, tra l’altro, ce la chiamano solo i turisti perchè per chi vive da queste parti è semplicemente el DF (il distretto federale). Mi verrebbe da dire che più che una città è una nazione, ma non sarebbe giusto neanche questo. Però un’identità si, lo è. E se la guardi distrattamente non te ne accorgi perché all’impatto non ti trovi davanti che un’infinita accozzaglia di popoli che in fuga dalle varie guerre Sud Americane si sono venuti a rifugiare qui. E qui poi sono rimasti. Ma se guardi meglio capisci. Anzi, se smetti di guardare, se cominci a sentire, capisci.

Non sono messicani, non sono cileni, non sono argentini, non sono di nessun posto. Sono gli sconfitti. E gli sconfitti sono di qui. Loro non provengono, loro vivono. Qui. E a quelli di qui non importa, nonostante i contrasti apparenti, di vestire vecchi colori. Fanno tutti parte dello stesso mostro. El De Efe è un tornado e dal suo occhio non si fugge. È assurdo, come assurdo è immaginare di trovare pace all’interno di un ciclone… Ma questo non è un posto per capire, no? Già lo abbiamo detto, questo è un posto per sentire. E se sei qui lo senti, e forte.

Non c’è messicano, non c’è cileno, non c’è argentino.

Vengono da tutte le parti del mondo ma è come se non venissero da nessuna parte. Loro sono. Ed è per questo senso di appartenenza al Monstruo che tutti si riconoscono nella stessa identità; LA RAZA.

Si parla di sentire, di faticare, e allora visto che è proprio nella fatica del viaggio e, ancora di più, nelle scelte dei sentieri che si trova il Senso, scegliamo di stare a terra. Che detto cosi non vuol dire niente, ma qui, ora, vuol dire tutto. LA ONDA. Qualsiasi viaggiatore abbia avuto il coraggio di perdersi e poi coscientemente lasciarsi andare alla strada sa di cosa sto scrivendo. Andare. Nient’altro che andare. E vivere. Ti prende e ti porta. C’è solo da trovare il coraggio di fidarsi. Di accettare l’idea di non essere tu a scegliere. Aprire i sensi e lasciarsi trasportare. È come volare.

E noi voliamo. Dal DF a Oaxaca. I monti. Le rocce. I cactus. I monti. Le rocce. I cactus. E poi ancora. Splendore. L’andare ciondolante del bus mi culla, ho Guaranteed nelle orecchie, i monti, le rocce, i cactus negli occhi; la vita nel cuore.

Arriviamo di sera, l’ostello dall’entrata sembra un garage, ma ha le vibrazioni giuste. Ci sono le piante, ci sono le amache e le luci vengono da lampade a olio. Sul muro della cucina c’è scritto grande: aqui somos amigos de todo el mundo.

Stiamo qualche giorno; il tempo di sentire un po di polvere sulla pelle, di goderci le sere calme accompagnate dalla musica mariachi e bagnate dal tequila blanco, di perderci per i mercati e di comprare, finalmente, una sacchetto di chapulines! Sognavo di assaggiarli da quando, più di qualche anno fa, il mio grande amico Roberto mi ha consigliato di vedere il film Puerto Escondido. Grilletti appetitosi!

Viaggio in Messico

E proprio li, a Puerto Escondido, saremmo direttamente andati se non fosse stato per Flavio, artigiano romano che ormai vive qui, in Messico, da qualche anno. C’è un posto, ci dice, pieno di magia, tra le montagne, dove non c’è nulla se non le poche capanne che affittano. Ha detto magia. Siamo nell’onda… va da se. San Josè del Pacifico.

E aveva ragione. Non c’è nulla, ma c’è tutto quello che allo spirito dell’uomo può servire.
Magia. Amore. Pace.
E noi ci fermiamo. Stiamo. Cosi, come ubriachi. Ubriachi d’incanto!
Vorrei scrivere, e scrivere, e scrivere. Ma cosa scrivo? Come la spieghi la magia? I brividi, i battiti… si, ma non ho detto nulla. Siamo al solito. La magia non si spiega e qui non c’è niente da capire, c’è solo da sentire.

Mi canta il cuore, e allora cosi, esattamente come canta lui: ho visto la bellezza che ti spacca il cuore… IL CIELO COME IL MARE!

Viaggio in Messico

È proprio vero: il rischio di un’avventura vale mille giorni di benessere e comodità. Rifacciamo gli zaini e ripartiamo. Salutiamo monti, nuvole e ComeFaccio, un gallo da combattimento che ci ha tenuto compagnia tutte le mattine e giù a inseguire un sogno di anni, si va sul Pacifico!

Troviamo da dormire in delle capannine immerse in un giardino tropicale, alla punta, proprio sulla spiaggia. Il posto è magnifico, l’oceano è pazzesco! Mai visto nulla di più potente e magnetico. Ti inchioda li, a guardarlo, ad ascoltarlo. La potenza dell’onda che sbatte fa tremare la terra… e non solo. Ti smuove corpo e spirito. Le spiagge sono immense e vuote. Tutta questa potenza, tutta questa meraviglia e cosi poche persone con cui doverla dividere: fantastico. I tramonti sono di fuoco. I cieli vasti. Le nuvole zucchero filato.

Le notti sono calme e dolci e una la passiamo a chiacchierare con Pierre, surfista francese che ci ha affittato la capanna.
Chiunque viene da queste parti deve sapere cos’è il Peyote e il rispetto con cui va affrontato. Lui lo sa benissimo… comunque: carne degli Dei.
Si narra appaia solo ai pronti e che non sia possibile andarlo a cercare dato che è lui, quando sa, che sceglie di trovare te. Quanta magia. E se una cosa fin ora l’ho imparata è che oltre a non poterla raccontare, a una magia devi anche crederci, sennò ti svanisce davanti. E io ci credo, con tutto me stesso.
Comincia a raccontarci delle sue esperienze e, magari perché mi ha visto parecchio interessato, si è anche offerto di accompagnarmi, qualora decidessi di prenderlo, nel mio viaggio… WOW.

Sto li e ascolto.

Il Peyote ci toglie la benda. I nostri occhi non sono liberi di vedere. La sensazione è quella che si ha quando si tolgono gli occhiali da sole, a mezzogiorno, mentre si cammina su un piazzale completamente bianco. Luce! Ovunque.

Io ascolto, lui racconta: faccio un sogno… una nave come una galera. Cerco di entrare e mi fermano.

– Chi sei tu?

– Sono un giornalista.

– Allora ok, passa!

Entro e trovo milioni di persone che remano. Un uomo urla ordini, mi avvicino e domando:

– Ma queste persone remano qui per lei tutto il giorno?

– Ovvio!

– E come fai a farle restare?

– Gli do del cibo!

Resto perplesso dato che remare tutto il giorno per qualcuno in cambio di cibo mi sembra assurdo, ma incuriosito porto avanti la discussione…

– Ma dimmi, resteranno mica anche tutta la settimana?

– Restano, restano!

– Che cosa? Tutta la settimana a remare per te? E come fai?

– Gli do un telefonino!

РIncredibile, vabb̬ ma poi smettono vero? Non resteranno mica tutto il mese?

– Restano, restano!

– No, non ci credo! Un mese della loro vita a remare per te? Di nuovo: come fai?

– Gli do una televisione!

Tra me e me penso: un giorno per il cibo, una settimana per un telefono, un mese per una televisione, non mi sembra una cosa equa… ma vado avanti a chiedere!

– Dai davvero, non mi dire che restano a remare per te tutto l’anno…

– Restano, restano!

– Assurdo! E come fai?

– Gli do una macchina!

Con la paura nel cuore mi faccio coraggio e chiedo:

– Non staranno mica qui per tutta la vita?

– Ovvio, RESTANO!

– E per questo cosa gli dai?

– Una casa!

Spaventato mi allontano e li guardo… remano fortissimo! In prima fila i più forti, i più preparati e dietro a seguire tutti gli altri. Il cibo lo davano alla prima fila che, finito di mangiare, passava gli avanzi alla seconda fila che a sua volta li passava alla terza e cosi via… per gli ultimi, non c’era quasi mai niente. E cosi, per cercare un posto tra le prime file tutti remavano sempre più forte. Chi rallentava passava dietro! Chi invecchiava passava dietro! Chi si infortunava passava dietro! Poi guardo dietro e vedo che in fondo alla nave alcuni uomini cadevano in mare… allora corro dal comandante per avvisarlo

– Capitano fermi la nave! Degli uomini sono caduti in mare! Bisogna aiutarli, sennò annegheranno!

Lui mi risponde:

– Se ci fermassimo ogni volta a salvare chi cade in mare non arriveremmo mai!

РNon arrivereste? Perch̬ dove state andando?

– NON LO SO, MA ANDIAMO DI FRETTA!

Mi travolge!

E allora mi lascio andare. E andare stavolta vuol dire Chiapas. San Cristobal, poi Palenque e finalmente torno a dormire in giungla.
Resta una delle esperienze che più mi piace fare. La cosa che fa effetto e l’esser fuori dal solito, dal comune. È strano, molto, non essere circondato dai soliti rumori. Si sta soli e si ha tempo, si, come mi capita però in moltissime altre situazioni, ma in giungla sembra proprio di essere presi e trasportati in un altro mondo. I suoni. I suoni qui cambiano tutto. Che uno non ci pensa ma anche quando sei in un posto che non conosci resti comunque immerso in cose, e se non lo sono le cose comunque lo sono i suoni, che ti restano familiari, che hai già sentito. Un clacson, le voci, il mare. Ecco, qui non c’è nulla di familiare!

Salgo su un albero e pianto gli occhi sul libro. Leggo di Indra, Dio protettore dei viaggiatori, che incoraggia un giovane a intraprendere una vita sulla strada:

Non c’è felicità per chi non viaggia, Rohita!
A forza di stare nella società degli uomini,
Anche il migliore di loro si perde.
Mettiti in viaggio.
I piedi del viandante diventano FIORI,
La sua anima cresce e dà frutti
E i suoi vizi sono lavati via dalla fatica del viaggiare.
La sorte di chi sta fermo non si muove,
Dorme quando quello è nel sonno
E si alza quando quello si desta.
Allora vai. Viaggia, Rohita!

E io, anch’io, per piedi voglio fiori!
Quindi via. Guardo indietro un attimo, uno solo. Piu’ di 1700 km! Da 2.420 a 1.557 a 2.380 a 0 a 2.113 a 60 metri sul livello del mare. Dai monti all’oceano, dai cactus alle palme, dalla terra arida alla giungla. Stanotte altri 900 km e saranno Caraibi. “NON SI POSSONO DOMARE I SOGNATORI!”

C’è poco da fare, è la curiosità a tenerci in vita.

Mi guardo il braccio; la giungla non fa mai doni, ma può essere rivelazione! Y a veces deja marcas.

Viaggio in Messico

Ci risiamo. Mi sposto, ma la cosa non cambia. Come diavolo lo spiego tutto questo? I colori, i ritmi, i profumi… Mi tornano in mente i pianti della prima volta che qui sono venuto, i piedi nudi nella sabbia della terza e, soprattutto, la seconda. Ci sono viaggi e Viaggi. Ecco, quello fu il Viaggio. Ognuno ha un crinale, un bivio dove gli gira la vita; li è cambiata la mia. Totalmente.
E per quanto io mi sforzi probabilmente mai riuscirò a scrivere, a spiegare. È magia, e la magia è amore, e l’amore non si spiega. Quindi si, probabilmente è tutto qui. Lo amo.
E innamorati ci si sente pieni, liberi; ci sembra di essere al centro persi nell’abbraccio del mondo e di poterlo abbracciare a nostra volta, tutto. Innamorati ci si sente completi. E io cosi mi sento: completo e in pace.
Molte delle nostre agitazioni ci vengono dall’importanza che diamo a quel che ci succede intorno, dai problemi che ci crea l’accettarlo e dal fatto che spesso tentiamo anche di cambiarlo. Ma proprio in Puerto Escondido mi hanno insegnato che tutto accade, e noi non ci possiamo fare niente. L’unica parte di mondo su cui possiamo intervenire siamo noi, e li dovremmo concentrarci. È li, in noi, che dobbiamo andare a “rubare” la felicità.

Ripenso: Lù, mi sa tanto che oggi niente mare, il cielo è tutto coperto. Aspetta un po’ Mà. Uh, è limpido ora! ….Messico e Nuvole.

“Solo quando rinunci ad ogni cosa, ne più mete brami, ne la felicità più a nome chiami, allora al cuor non più l’onda affannosa del tempo arriva, e l’anima tua posa.”

E io ora galleggio e mi guardo, come se guardassi da fuori, come se stessi guardando un film. Non mi era mai capitato, ma mi piace. E mi vedo li, a piedi nudi, che vago a scoprire cos’è il mondo. BUM!
Mi esplodono i sensi! Non avevo mai visto un verde del genere, mai avevo toccato sabbia cosi fina e fresca… ma mi rendo conto che tra tutti è dell’annusare che faccio un uso ossessivo. Con l’avvento della tecnologia l’uomo è stato in grado di catturare profili e colori del mondo e di riprodurli praticamente alla perfezione in foto o video, di registrare suoni e spararli poi in qualsiasi parte del globo, per non parlare dei cibi. Ma i profumi… con i profumi proprio non ci si riesce a farlo. E a me questa cosa piace da impazzire. Li rende privati; I PROFUMI SONO SOLO DI CHI VIAGGIA!

Viaggio in Messico

E allora io respiro, e a pieni polmoni. Rubo, a tutto cuore, ogni momento possibile. E ora, mentre cammino verso la stazione, col magone che si ha in gola quando si saluta un amore, capisco che se faccio tutto questo è soltanto per fuggire dal solito, per concedermi con l’andare avanti della vita la possibilità di avere poi qualcosa in più da ricordare.

Lo raccontava Don Juan: cammino solo su strade che hanno un cuore, qualsiasi strada abbia un cuore. Lì io viaggio! E l’unica prova che vale è attraversarle in tutta la loro lunghezza.
Lì io viaggio, guardando, senza fiato…

“[…] E questo è ciò che posso consigliare ad altri: cambiare vita per curarsi, cambiare vita per cambiare se stessi. Per il resto ognuno deve fare la strada da solo. Non ci sono scorciatoie che posso indicare. I libri sacri, i maestri, i guru, le religioni servono, ma come servono gli ascensori che ci portano in su facendoci risparmiare le scale. L’ultimo pezzo del cammino, quella scaletta che conduce al tetto dal quale si vede il mondo sul quale ci si può distendere a diventare una nuvola, quell’ultimo pezzo va fatto a piedi, da soli”

…Ci sono viaggi per capire e viaggi per sentire. Ecco, qui non c’è niente da capire, qui si può solo sentire!

Non sarei Me se non avessi incontrato Te. GRACIAS MI QUERIDO!

Vuoi seguirmi su Facebook o twitter? Ti aspetto sulle pagine di Viaggi zaino in spalla.

facebookViaggi zaino in spalla

 

 

Commenta per primo

Dimmi cosa ne pensi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: