La cascata delle Marmore, tra storia e poesia

Guest Post realizzato da Paolo Aramini di Blog LaVarnerina. 

La cascata delle Marmore

Pubblico sempre con molto piacere contributi inviatimi da altri blogger o appassionati viaggiatori e mi è piaciuto ricevere questo post su una delle grandi bellezze italiane descritta con una voce che non è tipicamente la mia e che da sicuramente un accento diverso alle mie pagine. La Cascata delle Marmore descritte da leggenda e letteratura: è il punto di vista originale e raffinato di Paolo Aramini di Blog LaVarnerina

“Ella s’avanza
Come un’eternità per ingoiare
Tutto che incontra, di spavento l’occhio
Beando, impareggiabil cateratta
Orribilmente bella.
Onde questo frastuono? E’ del Velino
Che precipita a piombo ne l’abisso
De l’alpestre ciglion de la montagna
Enorme cateratta e del baleno
Rapida al pari…
Al ciel la spuma
S’alza e giù cade in perpetua pioggia
Nube inesausta e dolce rugiada
Che germina intorno un sempre verde
Maggio, un tappeto di smeraldi”

Così scriveva Lord Byron nel 1816 quando all’età di 28 anni, visitò l’Umbria e le Cascate delle Marmore.

Una leggenda del seicento narra che il pastorello Velino, assorto dopo le fatiche della caccia, affacciandosi su quelle balse da cui l’acqua tuona fragorosa a valle, restò incantato dalla Nerina che tesseva i suoi biondi capelli al sole di primavera.

La giovane ancella non rispose ai richiami del pastorello che, tormentato dal rifiuto dell’amata, ricorse a Cupido, affinché le frecce della sua faretra facessero breccia nel cuore della fanciulla.

Il dio, per vendicare il rifiuto al pastore Velino, fece precipitare Nerina nei vortici dello fiume che da costei prese il nome. Fu allora che dal cielo discese Venere, curando Nerina dalle ferite della caduta e trasformandola in Ninfa.

Dilaniato dal dolore, le silenziose lacrime del fanciullo trafissero le acque del lago di Piediluco che finì col traboccare dalle balse oltre le quali lo sguardo del pastorello incrociò, per la prima volta, l’animo della fanciulla. Solamente allora i cuori dei due innamorati aprirono una breccia nel muro del tempo consacrando all’eternità quella che oggi è la perla più preziosa della Valnerina: la Cascata delle Marmore.

La Cascata delle Marmore

Ed è qui che il viaggiatore deve mostrare un grande talento, quello di saper guardare oltre la semplice bellezza della natura, abbandonandosi anima e corpo al pathos creativo delle acque umbre, un arcobaleno fra valli selvagge che evocano, tra i lividi bagliori dell’alba, l’ancestrale identità delle terre appenniniche.

Un paesaggio, quello della Cascata delle Marmore, che è intreccio inestricabile di cultura, di emozioni e di saper e, una bussola a cui il viaggiatore affida il timone della sua anima affinché lo sollevi dalla sete del viaggio riconducendolo a suggestioni primitive e segrete.

La Cascata delle Marmore

Per oltre due millenni, tra i bagliori di un cielo che muore ed il canto dell’alba che sorge dalle ceneri della notte il Nera, di cui la natura ha lacerato la memoria trasformandone rocce e riflessi in primordiali sculture totemiche, ha accentuato col suo scorrere impetuoso la profondità degli strati calcarei mentre il Velino, nel flebile volteggiare della corrente che trascina a valle, cresceva nel suo alveo innalzando mura di calcare e detriti che impedivano alle acque di compiere il cammino che il Creato aveva tracciato per loro.

Era il 272 a.c quando l’imperium del console romano Curio Dentato ordinò la realizzazione di un canale per far defluire le acque stagnanti in direzione del salto naturale di Marmore: da lì, le l’acque, dopo un tuffo di 165
metri, si gettavano nel sacro Nera, gregario dell’antico Tevere.

La Cascata delle Marmore

“Ecco fumano le aree sull’alto ciglione, l’àugure solleva al cielo le braccia cercando benefici auspici; le trombe squillano vigorosamente mentre l’ultima diga è abbattuta; la massa d’acqua, salutata da un formidabile grido di ammirazione precipita bianca e spumosa nel baratro, e a spire e vortici, mugghiando raggiunge la lenta onda del Nera, mentre sopra questo inferno di acque appare l’arco dell’iride”.

A queste parole il gesuita e storico Luigi Lanzi affida il compito di preservare la polvere di una storia arcaica, che si rinnova ogni giorno nel labirinto del tempo e della memoria per poi celarsi nuovamente dietro il velo della leggenda.

Acqua e roccia, campanili d’acqua e altari di pietra dai volumi in libertà che si espandono fino a sfiorare un confine sapientemente tracciato che li arresta, per poi ricondursi l’un l’altro nei segreti della rupe da cui si irradiano nell’universo.

La Cascata delle Marmore

Una Cascata che si manifesta come sortilegio, un luogo in cui le pulsazioni della natura scandiscono il ritmo dell’acqua e delle vicende umane, oltrepassando l’armonia della terra su cui precipita.

Articolo di Paolo Aramini

Dal BlogLaValnerina.it

In collaborazione con il Servizio Turistico della Valnerina

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